Motto;

Sentiam Christi in vita meam

Sunday, 22 April 2012

Seminario titolato  TEMI SCELTI DI SACRAMENTI DEL SERVIZIO DELLA COMUNITA’ TEMA: IL SACERDOZIO DI CRISTO
 OGUJIOFFOR Paul Ikechukwu

Introduzione:

Il tema “il Sacerdozio di Cristo” che dobbiamo sviluppare è il punto di riferimento per affrontare il tema dei sacramenti del servizio della comunità. Gesù Cristo è il Sacerdote eterno della nuova alleanza. Il tema del sacerdozio si distingue dal tema dei ministeri. Che cosa è il sacerdozio cristiano? In che modo lo si deve concepire? Quali sono i suoi aspetti più essenziali? Ecco le domande alle quali tenterò di rispondere. Chi vuole capire bene il sacerdozio cristiano deve anzitutto contemplare Cristo, perché Cristo ha completamente trasformato e rinnovato il senso del sacerdozio e, in fondo, c’è soltanto un unico sacerdote cristiano ed è Cristo stesso.[1] L’appellativo di sacerdotale viene dato facilmente sia alla preghiera di Gesù in Gv.17 che alla lettera agli Ebrei. Qualche riserva o precisazione va fatta, però, nell’uno e nell’altro caso. Il capitolo 17 del quarto vangelo è preghiera sacerdotale in quanto chi prega è il Pontefice della nuova alleanza, e prega con atteggiamento e con accenti che possiamo è l’unita e la santificazione degli    Apostoli e di quanti crederanno per la loro predicazione. In effetti i temi del sacerdozio e del sacrificio, benché siano preannunciati fino dalle prime righe della lettera agli Ebrei (1,3) o occupino la parte centrale di essa (4,14-10,18) e vengano ripresi in quella sezione cui va riconosciuto carattere prevalentemente pratico, entrano come elementi principalissimi in un’orditura assai più complessa.[2]

1.0                       Etimologia derivativa e significati

Sacerdozio è assumere il sacerdotium munus, l’officium flaminium da una singola divinità e dignità, ufficio di flàmine, presbyteratus; officium presbyteratus. E quindi la spiegazione viene dall’ idea di sacerdote sacerdos, e si spiega con le nozioni correlative di sacrificio e di mediatore:  proprie officium sacerdotis est esse mediatorem inter Deum et populum, in quantum scilicet divina populo tradit, unde dicitur sacerdos quasi sacra dans” (S.T. III, 22,1). In realtà, Gesù Cristo è il vero e unico Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza. Dunque il sacerdote, come dice il nome stesso, deve trasmettere al popolo le cose divine, le cose sacre, ossia la grazia e la verità di Dio: defert divina nobis e, inversamente, offrire nel culto divino, a nome del popolo, quelle cose che esso deve a Dio, ossia le preghiere e i sacrifici: defert nobis Deo (S.T. III, 26, 2). Duplice quindi è il suo compito: deve amministrare le cose sante (Sacramenti e dottrina) agli uomini, e deve offrire a Dio le cose sante (sacrifici e preghiere). Sotto quest’ultimo aspetto la funzione principale del sacerdote è il sacrificio. Sacrificium et sacerdotium ita Dei ordinazione coniuncta sunt, ut utrumque in omni lege extiterint (Conc. Trid.S.23, c.1; Denz.957)[3]. Gesù non parla espressamente della sua qualità di Sacerdote, ma ne esercita la funzione con la preghiera e il sacrificio durante tutta la sua vita e soprattutto con l’offerta di se stesso nella morte in Croce. Due volte parla chiaramente di sacrificio cultuale (Mt.20, 28; 26, 26-28; Mc.14, 22-24; Lc.22,19s; cfr. Gv.2, 19; 3; 16, 10, 17s; 12, 34; 17, 19).[4] Sacerdote (sacra dans) in senso proprio è un mediatore divinamente costituito, che offre a Dio un vero sacrificio in riconoscimento del suo supremo dominio e in espiazione delle colpe umane, procurando così agli uomini la pacificazione e l’amicizia di Dio. Sacerdozio e sacrificio sono correlativi e si trovano in ogni religione. Cristo è il Pontefice Santo, immacolato, che offrendo il sacrificio di se stesso sulla Croce una volta, ha operato per sempre la redenzione della umanità dal peccato. La ragione stessa vede che Cristo è veramente Sacerdote perché è perfetto Mediatore (via Mediazione) e ha offerto un vero sacrificio (via questa voce).[5] Il sacerdozio è intrinsecamente servizio perciò, per aiutare a superare le confusioni lamentate, dobbiamo anzitutto precisare i termini italiani servo, ministero e servizio, derivati dai Latini “servus”, “minister” e “ministerium”, a loro volta traduzione dei vocaboli greci concreti servo e schiavo e astratti servizio e schiavitù. Ora nello sforzo di precisare il senso di Gesù servo e dei relativi servizi ecclesiali, abbiamo esaminato quello inteso dai primi cristiani e più a monte da Gesù.[6] Inoltre, Cristo è Mediatore unico e perfetto. I vangeli e gli Atti degli Apostoli mai hanno riferito il termine <<mediatore>> a Cristo. Del resto esso è sconosciuto nella lingua ebraica e rabbino. La introdurrà nella dottrina cristiana la Chiesa primitiva, desumendolo dal greco, per ben definire la posizione di Cristo nel piano della Salvezza. Il termine viene usato in 1Tim 2,5 e nella Lettera agli Ebrei: 8,6; 9,15; 12,24. Il greco <<mesites>>, corrispondente al Latina <<mediatore>>, designa una persona che sta fra due stipulatori di un contratto allo scopo di unirli giuridicamente. Cristo non è una persona umana che fa da mediatore fra altre persone umane. Cristo è l’uomo-Dio che svolge una funzione di mediazione fra Dio e l’umanità intera. Ecco la posizione di Cristo nel piano della salvezza. A questa visione di Cristo nella Chiesa apostolica non è estranea tutta la varietà delle mediazioni vetero-testamentarie.[7] Dunque, Gesù Cristo è Sacerdote degno di fede - pistòs in greco - e misericordioso (Eb.2,17);  ...affinché offra doni e sacrifici per i peccati (Eb.5,1b); ministero sacrificale, specificandolo nel senso di espiazione. Adopera il vocabolario tecnico: dòron nei Settanta traduce spesso <<qorba, offerta>>; thysìa traduce zobah, <<sacrificio cruento>>, e minah <<oblazione>>.[8] Quindi, nelle dimensioni fondamentali della mediazione sacerdotale di Cristo vengono ripresi i due termini annunciati, come vedi sopra, in Eb.2,17: degno di fede e misericordioso. Questo vuol dire che:

a) il Sommo Sacerdote è degno di fede (pistòs) (Eb.3,1-6.

b) il Sommo Sacerdote è misericordioso, solidale con gli uomini (eleèmon) (Eb.4,15-5,10).

c) Cristo è un Sommo Sacerdote nuovo (Eb.7,1-28).

d) l’azione mediatrice è in favore degli uomini  (Eb.8,1-9,28).[9]



2.0                         Il sacerdozio nella Sacra Scrittura e come nuova alleanza

Il sacerdozio è un’istituzione antichissima, perché la preoccupazione dei rapporti con Dio si è manifestata sin dalle origini del genere umano come tratto fondamentale della vita spirituale dell’uomo e questa preoccupazione si è tradotta presto nella vita sociale con l’istituzione di sacerdoti, cioè di uomini specializzati per il culto divino. Il sacerdozio non è stata una invenzione della Bibbia, ma è più antico di essa. Possiamo dire che avvengono delle innovazioni sul modo di concepire il sacerdozio. Mentre l’AT sottolineava la necessità per il sacerdote, di mantenersi separato dagli altri, il NT insiste, al contrario, sulla necessità dell’unione fraterna del sacerdote con tutti i membri del popolo di Dio. L’AT si preoccupava anzitutto della relazione tra il sacerdote e Dio. Per questa ragione cercava di preservare il sacerdote da ogni contatto che potesse intaccare la sua consacrazione e toglierli quindi l’idoneità per il culto divino. Tutti erano convinti che per essere ammessi ad accostarsi alla tremenda santità di Dio, era indispensabile una speciale consacrazione o santificazione. Non essendo in grado di procurare una santificazione interna che raggiungesse la coscienza, l’AT proponeva e richiedeva una santificazione esterna, ottenuta per mezzo di separazioni rituali. Nel sacerdozio di Cristo, invece, l’insistenza sulla mediazione cambia completamente di prospettiva e la rinnova in modo radicale. Il concetto di santificazione per mezzo di riti di separazione viene eliminato, al suo posto subentra quello di santificazione per mezzo di un dinamismo di comunione, la cui manifestazione più intensa è proprio l’Eucaristia. Molto significativa in proposito è la frase della Lettera agli Ebrei in cui troviamo il primo accenno al sacerdozio di Cristo: l’autore vi afferma che , per diventare un sommo sacerdote, Cristo doveva rendersi in tutto simile ai fratelli (Eb.2,17). Il contesto fa capire che “in tutto” non si riferisce soltanto alla natura umana che Cristo ha preso nel mistero dell’Incarnazione, ma anche e soprattutto agli aspetti più penosi e umilianti della nostra esistenza: le prove, le sofferenze e la morte.[10] Nel’AT i sacerdoti erano degli uomini, nel Nuovo il sacerdote Gesù è Teantropo, Dio-uomo. Lì fungeva da mediatore un servo, qui il Figlio-Dio, il Verbo incarnato. Il sommo sacerdote veterotestamentario veniva consacrato con olio, cioè in modo tipologico. Cristo è consacrato in verità e non in figura, è pieno di Spirito Santo (cfr. Lc.4,18; Eb.9,14). La perfezione non è stata possibile per mezzo del sacerdozio levitico (cfr. Eb 7,11), poiché il suo culto era immagine ed ombra del culto celeste. La perfezione ci è giunta invece attraverso il sacerdozio di Cristo. Egli è divenuto causa di salvezza eterna (Eb.5,9) ed ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati (Eb.10,14).[11] Allora, le fonti bibliche sono  testimonianza di una cultura che prediligerà l’allusione alla citazione diretta, caratteristica letteraria che manifesta allo stesso tempo un costante riferimento alla tradizione e un suo continuo ripensamento sapienziale, quale lettura gradualmente più chiara della presenza operante di Dio nella storia del suo popolo. Essendo il rapporto tra Cristo e il sacerdozio il punto capitale della riflessione cristologica della Lettera agli Ebrei è ovvio che l’argomento si trovi sviluppato in tutte le parti del testo, non a modo di intuizioni sparse ma in forma di rigorosa, articolata e progressiva dimostrazione. Il tutto sullo fondo di una concezione di tale rapporto a tre livelli: somiglianza tra il sacerdozio di Cristo e quello vetero-testamentario, differenze e adempimento – superamento nell’attuazione escatologia della salvezza in Cristo mosso dallo Spirito.[12] Nel NT numerosi sono gli scritti che parlano del sangue di Cristo, mentre  del sacerdozio di Cristo solo l’epistola dagli Ebrei ne parla esplicitamente. Quale rapporto possiamo osservare tra i diversi accenni al Sangue di Cristo, da una parte, e la dottrina del sacerdozio di Cristo, dall’altra? Un rapporto stretto o lontano? Superficiale o profondo? La domanda non manca d’importanza, perché si tratta del ruolo di Cristo nella nostra relazione con Dio. Il sacerdozio infatti, riguarda i rapporti del popolo con Dio (Eb.5,1). Interrogarsi dunque sulla connessione tra sangue di Cristo nei nostri rapporti con Dio, dai quali ne siamo consapevole dipende tutta la nostra vita presente e futura.[13] Il tema del sacerdozio di Cristo è svolto nel Nuovo Testamento in maniera decisiva della Lettera agli Ebrei. Una cosa è importante e da ritenersi in modo particolare: Cristo nella Lettera è presentato non come sacerdote, ma come <<vero grande Sacerdote>>. Si dà per scontato che Cristo è sacerdote e si cerca di spiegare perché Egli realizzi in sé la perfezione del Sacerdozio, di qualunque sacerdozio, ecco perché Cristo è Sacerdote definitivo ed eterno. L’eccellenza del Sacerdozio di Cristo rispetto a qualunque altra forma trova in Eb.7,23-25 una seconda ragione con l’affermazione della sua eternità. Questa eternità sacerdotale e che si esplica in una lode continua al Padre a vantaggio di tutti noi, trova la sua radice definitiva nel fatto che l’unione ipostatica, da considerarsi come la consacrazione ontologica e dinamica di Cristo uomo, durerà per sempre, essendo un dono divino, al quale Cristo-uomo ha corrisposto con assoluta fedeltà.[14] Diciamo che la novità dell’oblazione sacerdotale di Cristo è il nuovo scopo dell’oblazione. Il modo spontaneo di intendere le oblazioni sacrificali consiste nel considerarle come regali offerti a Dio, a lui inviati per accattivarsi il suo favore. Il rapporto tra l’offerente e Dio viene concepito sul modello dei rapporti tra due persone umane o due gruppi umani che cercano di vivere in buona armonia. D’altra parte, egli non era soltanto vittima gradita a Dio, ma anche sacerdote capace di innalzare la vittima, perché accoglieva nel suo cuore tutta la forza della carità divina. L’oblazione sacerdotale di Cristo ha come risultato definitivo la sua attuale posizione di mediatore perfetto, dotato di insuperabili capacità di relazione. Negli eventi della passione e della glorificazione di Cristo questa duplice capacità è stata portata al culmine. Nel mistero pasquale di Cristo, reso presente nell’Eucaristia, le relazioni con Dio sono state condotte simultaneamente, l’una per mezzo dell’altra, alla loro perfezione. Questa via è Cristo stesso, sacerdote perfetto, che nell’Eucaristia mette a nostra disposizione le sue stupende capacità di relazione, acquisite a caro prezzo, affinché propaghiamo nel mondo la comunione nell’amore.[15]

3.0                         La natura e la realtà del Sacerdozio di Cristo

Cristo è veramente Sacerdote eterno perché la sua natura è intrinsecamente un sacrificio e una mediazione. La trascendenza ontologica dei poteri sacerdotali non è destinata a consumarsi staticamente nel sacerdote, che pur ne resta intimamente segnato, ma ad attuarsi nell’esercizio stesso dei poteri, perciò dal mistero dell’incarnazione si deduce, dunque, che il Cristo fu sacerdote in tanto in quanto fu uomo requisito da Dio per la gloria del suo nome, e perciò collocato in un singolarissimo rapporto di mediazione, come punto d’incontro tra l’amore misericordioso e giusto di Dio, incarnato in Cristo, e l’insopprimibile bisogno di salvezza dell’uomo. Dal mistero dell’incarnazione si deduce anche il carattere di vera e propria consacrazione del Cristo al ruolo sacerdotale.[16] Il Cristo è l’unto di Dio per il compimento del piano salvifico del Padre. La missione, pertanto, dinamizza la sua consacrazione e la specifica. Il singolare rapporto tra il verbo incarnato e la natura assunta è collegato, in prospettiva, con le finalità salvifiche dell’incarnazione, le quali fanno del Cristo l’apostolo per antonomasia, il messo di Dio. Teorizzando allora sulla base di codesti testi neotestamentari, si può asserire che la consacrazione sacerdotale è una configurazione al Cristo, una caratterizzazione ed assimilazione alla condizione messianica di lui, un suo prolungamento mediante la continuità dei suoi poteri sacerdotali, dalla investitura dei quali si è innestati (direbbe Rom.6,5) nella condizione sacerdotale del Verbo incarnato e resi, con lui e come lui, unti di Dio.[17] Cristo è sacerdote in forza dell’unione ipostatica, che lo costituisce Mediatore e vi si aggiunge, come elemento integrativo, la grazia santificante che è in Cristo come Uomo singolare e come Capo del Corpo mistico, e la designazione o vocazione da parte del Padre (cfr. Ebr.5). Il sacerdozio cattolico è partecipazione del Sacerdozio di Cristo, che è il vero e l’unico Sacerdote, vivente e operante in ogni suo ministro.[18] Dunque il sacerdozio è un’avventura perché implica un atto di Fede e la Fede, come ci ricorda il Cardinale Newman. Il sacerdozio richiede un impegno totale, un impegno di tutto l’uomo e dura per tutta la vita. Di fatto si può dire che duri per sempre, perché imprime un carattere nell’anima di un uomo. Non consiste in ciò che un uomo fa, ma in ciò che un uomo è e il fallimento è il fallimento di una vita. Un grosso rischio è il sacerdozio, una avventura, nella quale un uomo impegna non solo tutto quello che ha ma anche tutto ciò che è.[19] Unto di Dio e servo di Dio si congiungono, dunque, nella persona del Verbo incarnato per indicare ciò che s’intende per consacrazione e funzione sacerdotale. Su tale sfondo gioverà leggere  Presbyterorum Ordinis 2/a: “untio Spiritus Sanctus quo Domine Jesus untio est”, e passi paralleli. Ho detto che la consacrazione di Gesù consiste sopratutto nel mistero dell’unione ipostatica, la quale consacra ontologicamente la natura assunta nello stato di mediazione tra Dio e gli uomini, confermando al Verbo incarnato l’esse ad homines della mediazione discendente. Il Cristo, infine, è sacerdote perché, con la sua morte di croce, offrì al Padre un vero e perfetto sacrificio. Nella sua morte si riscontrano gli elementi costitutivi del sacrificio: l’offerta e l’immolazione di sé in espiazione dei peccati. Egli infatti si fece offerta e vittima, (Ef.5,2); vittima propiziatoria, (Rm.3,24); vittima per il peccato, (2Cor.5,21). I suoi atti inoltre, sono tipicamente sacerdotali: offre il sacrificio, prega, dispensa la grazia. Chi dunque presumesse di negare il sacerdozio declasserebbe il Cristo.[20] Che il Cristo sia sacerdote, non occorre dimostrarlo, trattandosi d’uno dei punti essenziali della Rivelazione cristiana. Già l’Antico Testamento attribuiva al futuro Messia prerogative sacerdotali; il testo più conosciuto, uno dei più misteriosi del salterio, faceva pronunciare a Dio questa promessa: Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek (Sal.110,4).[21] A dire il vero, Cristo è il rappresentante (vicarius) del Padre e il suo preposto (antestes), e perciò stesso merita l’appellativo di sacerdote. Del pari lo Spirito Santo, che è anche egli inviato come pure preposto, riceve l’appellativo di sacerdote del Dio Altissimo; tuttavia non lo si chiama sommo sacerdote, come i nostri concittadini si permettono di fare durante l’Offerta, perché, per quanto Cristo e lo Spirito Santo siano di una medesima sostanza, si deve conservare tuttavia l’ordine proprio a ciascuno di essi. Non è l’Incarnazione, dunque, che conferisce a Cristo il sacerdozio; egli ha, sì, ricevuto un’unzione spirituale nel seno di Maria, ma, a quanto sembra, non si tratta che d’un’azione regale.[22] Crediamo di poter affermare che il sacerdozio di Gesù è l’unico vero sacerdozio, poiché egli solo ha potuto offrire, con la sua Passione e la sua Resurrezione, il vero sacrificio che riconcilia l’uomo con Dio, penetrando con la sua Umanità immolata e glorificata nel vero santuario dove risiede Dio. Per questo, bisogna ammettere che la Resurrezione (e l’Ascensione) cioè l’ingresso di Cristo, con la sua Umanità, nella vita gloriosa, ha un’importanza di primo piano in ogni studio del sacrificio e del sacerdozio di Cristo. Noi crediamo che la Resurrezione (con l’ascensione che ne è inseparabile), non solo costituisce il termine, il compimento del sacrificio di Gesù, ma segna anche l’ultimo compimento d’un progresso del suo sacerdozio.[23]

1Pt.2,9 e 5 definisce la natura del sacerdozio attraverso un duplice compito e servizio: testimonianza e sacrificio, o, più in generale, parola e culto. Ambedue questi compiti del servizio sacerdotale hanno in comune la funzione di mediazione (Mediatore). Nella parola la mediazione si compie andando da Dio sul mondo, mentre nel sacrificio si va dal mondo verso Dio. I sacerdoti sono mediatori tra Dio e gli uomini. Dal momento che nella Sacra Scrittura la parola non è sterile ma opera quanto dice (Parola), con essa i sacerdoti è legato tutto quanto il culto (la lode a Dio, la quale è stata ulteriormente perfezionata dopo l’esilio).[24] Gesù pose termine al culto ebraico dopo averlo portato a compimento con la sua pratica ed averlo superato col suo sacerdozio ed il suo sacrificio. Personalmente Gesù non si attribuisce mai il titolo di sacerdote, però egli definisce la sua missione servendosi di termini sacerdotali mutati dall’Antico Testamento. Parlando infatti della sua morte, Egli la paragona ora al sacrificio espiatorio del servo di Jahweh (Mc.10,45; 14,24; cfr. Is.53); ora al sacrificio di alleanza di Mosè ai piedi del Sinai (Mc.14,24; cfr.Es.12,7.13.22). Da questa morte Egli attende l’espiazione dei peccati, l’instaurazione della nuova alleanza, la salvezza del suo popolo (1Cor.5,7; Fil.2,6-11; Rom.3,24-25; 1Cor.10,16-22; Rom,5,9; Col.1,20; Ef.1,7; 2,13). Per Paolo la morte di Gesù è il sacrificio per eccellenza, che Egli ha offerto in qualità di sacerdote. Tuttavia, solo la lettera agli Ebrei svolge ampiamente il sacerdozio di Cristo (Eb.9,1-14,18-24,28). Tutto l’accento della lettera è però posto sulla funzione personale di Gesù nell’offerta di questo sacrificio. Questo sacerdozio ha radici nel suo stesso essere teandrico: come vero uomo che condivide la nostra povertà sino alla tentazione (Eb.2,8; 4,15) e, nello stesso tempo, come vero Dio (Eb.1,1-13). Egli è il sacerdote unico ed eterno. Pure unico è il sacrificio da Lui compiuto una volta per sempre nel tempo (Eb.7,27; 9,12-28; 10,10-14).[25]

Concludiamo col rilievo che, ritenendo come elemento costitutivo ed essenziale del sacrificio l’attuale immolazione della vittima, potrebbe trovarsi inconciliabile l’idea di sacrificio con lo stato glorioso e impassibile di Cristo in cielo. Ma se elemento costitutivo del sacrificio si considera l’offerta (oblatio) della vittima da immolare o già immolata, l’obiezione cade. Chi volesse argomentare contro l’unità del sacrificio di Cristo, così energicamente sottolineata dalla Lettera agli Ebrei, dovrebbe pensare che anche la Messa rinnova misticamente l’immolazione cruenta del calvario senza contraddire a detta unicità. Tanto più che a guardare le cose un po’ a fondo, il sacrificio celeste, piuttosto che in una rinnovazione, consiste nel permanere della volontà per cui Cristo si è già immolato sulla croce, nel permanere di quella umanità Santissima in cui egli ha potuto immolarsi. A questo modo egli offre incessantemente al Padre il prezzo del nostro riscatto: Vulnera suscepta pro nobis – scrive S.Ambrogio – coelo inferre maliut, abolere colui, ut Deo Patris nostrae pretia libertatis ostenderet. Ed è lui il vero Pontefice presente e offerente in ogni mistica rinnovazione del sacrificio della croce, che si compie nella Chiesa terrena.[26]

4.0                         Il sacerdozio di Cristo: una vocazione e la missione di servizio nel comunità

Gesù sacerdote della nuova alleanza si rivela che, e si è detto pure che questa è una linea tradizionale: il sacerdozio cristiano non è così qualificato soltanto perché è al servizio della comunità cristiana, né soltanto perché ad essa il sacerdote si presenta nomine et in Christi, ma perché l’aggettivo ne esprime, anzitutto e soprattutto, l’origine dal Cristo.[27] Fondamenti del sommo sacerdozio di Cristo sono il piano eterno di Dio, l’unione di solidarietà con l’umanità grazie alla natura umana di Cristo, la vocazione da parte di Dio e la proclamazione a sommo sacerdote. Il disegno eterno di Dio si è manifestato attraverso la figura di Melchisedec così come  è stata abbozzata da Gen.14 e dal Salmo 110. Dunque, la grandezza del sommo sacerdozio di Cristo rivela la sua superiorità sul sacerdozio levitico e su qualsiasi sacerdozio terreno. Col sacerdozio di Cristo Dio dà inizio ad un nuovo ordine cultuale (Eb.4,8; 7,11.28); il suo è un sacerdozio che si illumina della perfezione del tempo finale e nell’escatologia Cristo è sommo sacerdote regale; suo tipo è il sacerdote-re Melchisedec (Eb.7,1).[28] Il sacerdote eterno secondo l’ordine di Melchisedek non è solo oggetto di confessione (omologhìa), ma anche di testimonianza (martyrìa). Si testimonia che Cristo è un nuovo sacerdote, il quale crea un nuovo rapporto tra gli uomini e Dio, come pure un uomo nuovo. Il Sacerdozio di Cristo è sacerdozio di libertà e amore. Ciò che nel passato era soltanto tradotto o significato (Eb.7,2) è ora divenuto realtà. Cristo è colui che offre, colui che è offerto e colui che riceve. Ciò significa che egli è il Sacerdote di quella liturgia nella quale egli stesso è nel contempo, vittima e sacrificatore. L’opera soteriologica del Verbo incarnato è effetto e conseguenza della sua ipostasi teantropica. Opera del sacerdozio è la salvezza del mondo. Al di fuori del suo sacerdozio non esiste espiazione, poiché questo Dio-uomo e sacerdote e redentore in quanto perfetto liturgico. La spazio del ministero di Gesù è il cielo e non la terra. Con il suo ingresso in cielo e la sessione alla destra di Dio Padre (Eb.8,1-2), si manifesta la vita divina ed eterna nella natura umana. Per vivere eternamente, l’uomo deve accettare come dono di Dio quello che per lui ha fatto Cristo, il sommo sacerdote grande ed eterno.[29]

Per quanto riguarda la missione salvifica di Gesù Cristo, Egli dunque viene consacrato dal Padre nella sua umanità mediante l’unzione dello Spirito e mandato in vista del compimento di un ministero o di una missione salvifica. Tale missione è unica e indivisibile. Non vi sono parole o concetti umani che la possano esprimere in modo adeguato nella sua totalità, neppure la nota trilogia di profeta, sacerdote e re, applicata a Cristo, sebbene ne sottolinei alcuni aspetti.[30] Dunque, il posto e il ruolo del sacerdozio ministeriale, affidato al clero della Chiesa, devono essere compresi partendo da ciò. Questo sacerdozio è sacramentale, cioè costituisce la manifestazione visibile dell’intervento mediatore di Cristo nella vita dei cristiani. Senza il ministero dei vescovi e dei sacerdoti, non si potrebbe effettuare concretamente la congiunzione tra la vita reale dei cristiani e l’esistenza di Cristo. Tutto resterebbe in preda al soggettivismo, che certamente è rifiuto della mediazione, perciò il ministero sacerdote è indispensabile. È per mezzo di esso che Cristo manifesta oggettivamente la sua presenza ed azione nella Chiesa e che unisce i credenti al suo sacrificio.[31] Veramente nel servizio missionario, il sacerdozio di Cristo dev’essere descritto sullo sfondo del concetto biblico di alleanza, che anticipa quello di incarnazione e di mediazione che ne sono una specificazione, perché Cristo oltre ad essere un operatore di alleanza, è l’alleanza stessa. Allora, il Sacerdozio di Cristo dovrà essere letto nella prospettiva della funzione antropologica dell’alleanza. L’essere e la funzione Sacerdotale di Cristo sono in rapporto alla realizzazione della vicendevole e totale accettazione di Dio e dell’uomo. Si deve prendere atto che la teorizzazione del Sacerdozio di Cristo ha risentito, forse più di ogni altro settore della cristologia, dei limiti di una riflessione teologica che ha saputo legger ben poco in termine economici il mistero dell’incarnazione.[32] Sacerdozio di Cristo e missione apostolica sono le due coordinate che definiscono il sacerdozio dei presbiteri. E quindi due coordinate sembrano definire il sacerdozio dei presbiteri nei documenti del concilio: da una parte, la partecipazione al sacerdozio eterno di Cristo; dall’altra la partecipazione alla missione apostolica trasmessa ai vescovi. Da questo si descrive l’Ecclesialità derivante dalla partecipazione al sacerdozio di Cristo in tre parti:

a) Partecipazione, specifica e diversa, al servizio del sacerdozio comune dei fedeli. b) partecipazione immediata al sacerdozio di Cristo e non derivazione da quello dei vescovi.

c) Fondamento eucaristico dell’ecclesialità del presbitero.[33]

Dunque, i ministeri o servizi nelle prime Comunità cristiane sono stati modellati su Cristo servo. A noi è risultato che Gesù, figlio della comunità o chiesa ebraica, aveva una doppia cerchia di discepoli: coloro che imparano, ossia scolari, a seguirlo sullo stile dei profeti per collaborare alla predicazione evangelica, e gli amici o simpatizzanti.[34] Gesù è il servo, modello di servizio ai suoi discepoli. Riguarda il sacerdozio di Cristo come una vocazione e la missione di servizio nel comunità, la liturgia celeste si svolge nel tempio del cielo ed è celebrata per onorare le Persone Divine. Si legge nell’Apocalisse: I quattro viventi…senza posa, giorno e notte, dicono: Santo, santo, santo è il Signore Dio, l’Onnipotente, colui che fu, che è e che viene…E getteranno le loro corone davanti al trono dicendo: Degno sei tu, O Signore Dio nostro, di ricevere gloria, onore e potenza, perché tu hai creato tutte le cose e per tua volontà erano e furono create (Ap. 4,6-11). Si può pensare che Nostro Signore, sulla base del valore infinito dei suoi meriti acquisiti sul Calvario, con la dignità di Redentore del genere umano, fa valere davanti all’Augusta Trinità, i suoi diritti a favore di tutte le anime, così si spiega anche perché la Chiesa non dice mai a Gesù di pregare per noi ma Signore abbi pietà di noi, perché ella sa quanto valga la domanda di Cristo a favore dei suoi fedeli. Pertanto Gesù Cristo è Sacerdote per tutta l’eternità: a) quo ad dignitatem, perché la sua indole sacerdotale, basata sull’Unione Ipostatica, dura per sempre; b) quo ad effectum, perché gli effetti del suo sacerdozio durano in eterno nella grazia e nella gloria ottenuta dagli eletti S.T. III, q.22, a.5 nel ad 2; c) quo ad affectum, perché l’interiore disposizione di onorare il Padre con gli atti del suo sacerdozio è perennemente presente e attuale nel Cuore di Gesù, che in eterno offre, in odore di soavità, la sua adorazione e il suo ringraziamento alla Santissima Trinità, insieme a tutto il creato.[35]



5.0                         L’insegnamento del Concilio

Molti testi conciliari alludono ai titoli cristologici di maestro, sacerdote e re. Di solito si enumerano questi tre, specialmente quando si parla della partecipazione alla missione di Cristo o della configurazione a Lui. Si cerca di evitare, tuttavia, una rigida applicazione della distinzione in tre funzioni che nel caso del sacerdozio ministeriale si possono esercitare separatamente. È quanto osservano anche alcuni commentatori del Concilio. Perciò i documenti non sempre ricalcano in modo esatto l’espressione tradizionale funzione profetica, sacerdotale e regale. Non sembra però che questo sia un puro caso. Mettendo insieme tutti testi dove si fa riferimento alla triplice funzione è facile osservare una regolarità.[36] Tenendo presente questa dottrina generale, non è difficile trovare una applicazione di essa al caso di Cristo. Egli infatti è mediatore perché unisce gli uomini a Dio con una riconciliazione che ha operato nella sua passione, morte e risurrezione. Vogliamo dire che soprattutto con questi atti supremi, quali sono la passione e la risurrezione, Cristo ha effettivamente e definitivamente perfezionato se stesso come mediatore, pur essendo già consacrato tale sin dal momento del suo concepimento. È come uomo che Cristo è mediatore. La sua natura umana è una natura creata, distinta dalla natura divina. D’altra parte, in questa stessa natura umana, Cristo ha una pienezza di grazia, cosicchè Cristo unisce gli uomini a Dio trasmettendo la dottrina e i doni di Dio, soddisfacendo e pregando in favore degli uomini presso Dio. In questa natura umana superdignificata dalla grazia divina, S. Tommaso trova il mezzo capace di congiungere Dio e l’umanità, rispettando il passo di S. Paolo che parla di Cristo mediatore in quanto uomo. Dunque, Cristo è mediatore perfettismo. Ecco, benchè Cristo abbia unito gli uomini a Dio nell’attività della sua umanità, la sua mediazione è perfettissima, riconciliato Dio con l’umanità.[37] Inoltre, dall’analisi delle affermazioni della costituzione Lumen Gentium, risulta che la triplice funzione esprime la funzione svolta da Cristo in qualità di sommo ed eterno sacerdote, risulta cioè che il termine “sacerdote” nel “sommo ed eterno sacerdote” comprende i tre titoli di maestro, sacerdote e re. Il termine usato, invece, nel “trittico” dei titoli, ha significato cultuale. Così la Lumen gentium impiega il termine sacerdote, a quanto pare, nel duplice significato, per esprimere l’intima umani che esiste tra ciò che può essere definito come i tre aspetti del sacerdozio di Cristo, partecipato da tutta la Chiesa.[38] Dunque, è importante, in tale prospettiva ricordare che il sacerdozio ministeriale fiorisce, se si può dire, sul terreno del sacerdozio comune ed è tutto, interamente a servizio della più perfetta manifestazione di esso: il culto e verità. Poste queste premesse, il documento passa, un po’ rapidamente alla affermazione che Christianum ergo sacerdotium est sacramentalis indolis. Forse questa stretta consequenzialità è un po’ forzata, ma checchè ne sia delle parole, la dottrina che si accinge ad esporre la dichiarazione è molto chiara: è indubbio che, nell’esercizio del suo ministero, il sacerdote rappresenti Cristo. Allora, per realizzare questo bene della Chiesa, al quale è ordinato il sacerdozio ministeriale, Cristo mediante l’ordinazione, rende il sacerdote partecipe della propria causalità strumentale ed è infallibile nella celebrazione dei sacramenti di cui il sacerdote è ministro (a patto che egli abbia l’intenzione requisita). E quindi, Cristo ha come fine che Dio sia glorificato e la glorificazione di Dio passa per la salvezza degli uomini: Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi desti da fare, dice Gesù (Gv.17,4). Anche il sacerdote ha lo stesso fine che Dio sia glorificato mediante la salvezza degli uomini e a ciò tende tutto il suo ministero.[39]

Conclusione

Possiamo dire innanzitutto che il sacerdozio di Cristo è essenzialmente una mediazione; troviamo, cioè, tanto nella sua persona quanto nell’esercizio del suo sacerdozio, l’unione tra due estremi - Dio da una parte, gli uomini dall’altra – che finora erano separati e senza possibilità di comunione. L’aspetto centrale di questa mediazione è il sacrificio. La riconciliazione degli uomini con Dio – scopo della mediazione – si fa attraverso l’offerta a Dio di un sacrificio. Certamente ci sono anche altri aspetti mediatori, ma il sacrificio resta sempre l’atto centrale verso cui sono ordinati tutti gli altri atti sacerdotali. Il sacrificio di Cristo, compiuto sulla croce, è unico e non ha bisogno di altri sacrifici. Sebbene la sua mediazione continui ad essere esercitata, il suo sacrifico è storicamente compiuto una volta per sempre.[40] Dunque, come il mistero e sacramento del servizio della comunità, il Sacerdozio  di Cristo si comunica alla Chiesa attraverso i poteri cultuali diffusi in tutto il popolo ecclesiale in modo organico e articolato dai caratteri sacramentali. Secondo la logica dell’incarnazione, nella dinamica della economia sacramentale, una partecipazione comunitaria e insieme gerarchica alla potestas di Cristo consente a tutta la Chiesa di realizzarsi come popolo sacerdotale, proprio mentre in essa alcuni sono scelti ad esercitare in nome, per autorità e in rappresentanza di Cristo, in maniera attiva e pubblica, l’unica ed eterna missione sacerdotale di Cristo.[41] Da quanto si è detto traspare che il sommo sacerdote è Cristo stesso riconosciuto, senza confusione, in due nature. La sua incarnazione costituisce una nuova realtà ontologica, un’unione sostanziale e vera di Dio e dell’uomo. Nella persona del Verbo incarnato il sacerdozio si è manifestato come pienezza della divinità in un corpo (cfr. Col.2,9). Il mistero di un solo sacerdote è il mistero di un solo Cristo, di un solo Dio-uomo. C’è un solo sacerdote perché uno solo è il corpo della Chiesa. Per la Lettera agli Ebrei, sacerdote è il Signore Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio. Negare la vera natura umana di Cristo significherebbe negare la salvezza. L’incarnazione del Verbo di Dio costituisce il fondamento del mistero del sacerdozio di Cristo. Il sacerdozio è inscindibilmente congiunto con l’incarnazione, è la stessa incarnazione del Verbo come assunzione della vita divina da parte della natura umana, come divinizzazione. La sua natura umana è il presupposto del suo sacerdozio. Il vero sacerdote è pienamente deificato e perfetto: Dio-uomo. Né prima né dopo di Lui si può parlare di vero sacerdote si può solo far riferimento a lui come sacerdote eterno secondo l’ordine di Melchisedek. Perché, tuttavia, secondo l’ordine di Melchisedek? Per mettere in particolare rilievo il mistero della persona teantropica di Cristo. “Secondo l’ordine di Melchisedek” si rivela Dio nella carne, si rivela il mistero della salvezza del genere umano. La salvezza giunge a noi secondo l’ordine di Melchisedek e non secondo quello di Aronne. Secondo un ordine spirituale e non carnale. L’uomo non si salva con le sue forze, ma con l’aiuto della grazia di Dio, per la potenza di una vita eterna.[42]





[1] VANHOYE, A., Il Sacerdozio di Cristo e il nostro sacerdozio in MARTINI, C.M.,-VANHOYE, A., Bibbia e vocazione, Morcellina, Brescia 1983, p. 151.
[2] TEODORICO DA CASTEL SAN PIETRO, “Il sacerdozio celeste di Cristo nella lettera agli ebrei” in Gregorianum 39(1958), pp.319-320.
[3] BARTMANN, B., Teologia dogmatica Vol. II, a cura di Natale Bussi, Edizioni Paoline, Alba 1950, pp. 129-130.
[4] Ibidem, p. 131.
[5] PARENTE, P-PIOLANTI, A., Dizionario di Teologia dogmatica per laici, Editrice Studium, Roma 1943, p. 208.
[6] LEONARDI, G., “Cristo il servo: modello dei ministeri-servizi nella chiesa.Una sguardo alle prime comunità cristiane per un rinnovamento nel terzo millennio” in Studia Patavina 45(1998), p. 580.
[7] BIAGI, R., Cristo Profeta, Sacerdote e Re. Dottrina di S.Tommaso e Sviluppi della teologia moderna, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1988, p. 25.
[8] VANHOYE, A., Il Sacerdozio di Cristo e il nostro sacerdozio in MARTINI, C.M.,-VANHOYE, A., Bibbia e vocazione, pp. 172-197.
[9] CARIDEO, A., “Il culto nuovo di Cristo e dei cristiani come sacramentale. Linee di riflessione dal Nuovo Testamento” in Rivista Liturgica 69 (1982), pp. 318-322.
[10] VANHOYE, A., “La novità del Sacerdozio di Cristo” in La Civiltà cattolica 1(1998), pp. 16-20.
[11] TOMASOVIC, M., Melchisedek e il sacerdozio di Cristo. Saggio di Teologia Biblica, Edizioni Messaggero, Padova 1993, pp. 199-200.
[12] CARIDEO, A., “Il culto nuovo di Cristo e dei cristiani come sacramentale. Linee di riflessione dal Nuovo Testamento”, pp. 311-317.
[13] VANHOYE, A., Sangue e Sacerdozio di Cristo nel Nuovo Testamento in VATTIONI, F., (a cura) Sangue e antropologia nella liturgia Vol. II, Pia unzione  Preziosissimo Sangue, Roma 1984, p. 823.
[14] BIAGI, R., Cristo Profeta, Sacerdote e Re. Dottrina di S.Tommaso e Sviluppi della teologia moderna, pp. 75-83.
[15] VANHOYE, A., “La novità del Sacerdozio di Cristo” in La Civiltà cattolica 1(1998), pp. 21-27.
[16] GHERARDINI, B., “Origine e trasmissione del sacerdozio ministeriale” in Il prete per gli uomini di oggi  a cura di   CONCETTI, G., An Veritas Editrice SpA, Roma 1975, pp. 257-260.
[17] Ibidem, p. 265.
[18] PARENTE, P-PIOLANTI, A., pp. 208-209.
[19]SCOTT-JAMES, B., “L’ideale del Sacerdozio” in  AA.VV, Il  Sacerdozio Ministeriale  Natura, funzione, Missione, M.D’Auria Editore Pontifico, Napoli 1970, p. 201.
[20]  GHERARDINI, B., “Origine e trasmissione del sacerdozio ministeriale” in CONCETTI, G., pp. 261-262.
[21] LECUYER, J., Il sacerdozio di Cristo e della Chiesa, Edizioni Dehoniane, Bologna  1964, p. 9.
[22] Ibidem, p. 62.
[23] Ibidem, pp. 18-20.
[24] STOGER, A., “Sacerdote (Sacerdozio)” nel  Dizionario di Teologia Biblica a cura di LUIGI BALLARINI, Morcellina, Brescia 1965, pp. 1263-1264.
[25] ROLLA, A., “Il sacerdozio ministeriale nella Bibbia” in AA. VV, p. 6.
[26] TEODORICO DA CASTEL SAN PIETRO, “Il sacerdozio celeste di Cristo nella lettera agli ebrei” in Gregorianum 39(1958), p. 334.
[27] GHERARDINI, B.,  Origine e trasmissione del sacerdozio ministeriale” in CONCETTI, G., pp. 256-257.
[28] STOGER, A., “Sacerdote (Sacerdozio)” nel  Dizionario di Teologia Biblica, pp. 1269-1271.
[29] TOMASOVIC, M., Melchisedek e il sacerdozio di Cristo. Saggio di Teologia Biblica, pp. 205-206.
[30] FAVELI, A., Il Ministero Presbiterale:  Aspetti dottrina Pastorali Spirituali, Libreria Ateneo Salesiano, Roma 1989, p. 17.
[31] VANHOYE, A., Cristo è il nostro sacerdote: La dottrina dell’epistola agli ebrei, Marietti, Genova 1970, pp. 56-57.
[32] RUFFINI, E., “Costituzione e missione del sacerdozio ministeriale” in CONCETTI, G., p. 300.
[33] MIRALLES, A., “Pascete il Gregge di Dio” sul ministero ordinato, Edizioni Università della Santa Croce, Roma 2002, p. 159.
[34] Studia Patavina 45(1998), pp. 582-583.
[35] PIOLANTI, A., “La liturgia Celeste e perennità del Sacerdozio di Cristo” in Divinitas 39 (1995), pp. 274-281.
[36] SZCZUREK, J., La cristologia nella prospettiva sacerdotale secondo l’insegnamento del Concilio Vaticano II, Dissertazioni Pontificia Universitas Gregorianum, Romae 1989, p. 192.
[37] BIAGI, R., Cristo Profeta, Sacerdote e Re. Dottrina di S.Tommaso e Sviluppi della teologia moderna, p.26.
[38] SZCZUREK, J., La cristologia nella prospettiva sacerdotale secondo l’insegnamento del Concilio Vaticano II, p. 199.
[39] OLS, D., “Dimensione cristologica del sacerdozio ordinato” in Sacrum Mysterium 5 ()1999), pp. 24-39.
[40] GOYRET, P., Chiamata, Consacrata, Inviati: Il sacramento dell’ Ordine, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2003, p. 35.
[41] MILANO, A., “Il sacerdozio nella Ecclesiologia di San Tommaso D’Aquino” in AA. VV, p. 106.
[42] TOMASOVIC, M., Melchisedek e il sacerdozio di Cristo. Saggio di Teologia Biblica, pp. 150-151.

Response to sex, love, prostitute assertion by Vivian Orah


“If sex is to prove love that means that all prostitutes are angels” said by VIVIAN ORAH

Response:

We cannot state a definite fact positive or negative with probability to make it GOOD or RIGHT. This is because VIVIAN posited a moral statement which she did not make a categorical fact because of the “if” she used. In view of that we must not be so fast to condemn or see her as tending towards “prostitute are angels” she may not agree to have a categorical “yes they are angels”. This ought to be seen from philological cum moral ambient which will eventually lead to spiritual as well. Any time about sex and love is mentioned very many people become consciously awake and try to rationalize over the issue. It is good to see the philological meanings of the key words and then try to rationalize a bit over the statement knowing full well that the statement is not just a mere debating statement for its own sake. What is sex, love and prostitute in a philological original sense and the moral cum spiritual good. It seem that very many tend to say or agree that “love cannot exist without sex” hence their response of “sex is inevitable for the expression of love or sex spices love”. These are mere rhetoric expressions interwoven sex and love. Sex as carnal relationship is evitable for the expression of love, even in most extreme cases between legally and licitly married couples. It can never be a spice in this line of thought for love. Sex is never food that is why couples of legal and licit union ought to be prudent in expressing their love cfr. 1Cor.7:1-10, NOT ANY OTHER GROUP BOY-GIRL or MAN-WOMAN or ANY OTHER MISCELLAENOUS SETS OF FRIENDS. We are not condemning nor congratulating prostitutes or any of these groups either in this statement, because there may be any of these groups even married ones old and young as well who are worst then them if we try to condemn them because many things happen “behind closed doors” with these groups. We must not equate human being as food or taste of food, that will relegate us to mere sex maniac not even lower animals because lower animals especially the female agree to meet with the male only when they are in “heat period” which means ready to conceive for procreation, so where do we place human beings in this natural cause, which very many are found in these three major groups: legally and licitly married, prostitutes and other groups do not obey. From the ancient Greek words for love, we have eros, philos and AGAPE while in the modern Greek we have five: mania, which may be translated as “madness and beside yourself”, eros or erotas, philos, storgy and AGAPEO 1.Jn.3:8,16; Mtt.5:44; 1 Cor.13. The words that describes prostitute from the philological roots are Greek porne or porneian or amartolos Lk.7:37,39; Col.3:5; 1Thess.4:7 which describes prostitute or sexual immorality or fornication or akatharaian meaning indecency or impurity or pathos which is lust. My dearest friends let us reflect on these and make more search into the reality of human person. This is just the beginning of the rationalization.

Thursday, 5 April 2012

SILENCE IN TRIDUUM (NO 2)


SILENCE IN TRIDUUM A SPIRITUAL-LITURGICAL COMMITMENT FROM THE HOLY WEEK (NO 2)

The apex and summary of Holy Week is experienced in the Triduum. This is evident in the word TRIDUUM:

T – TRINITARIAN Love gesture dramatized in a most solemn silent spiritual-liturgical way.

R – REDEMPTIVE role of the God-Man re-presented and re-enacted.

I – INSTITUTIONAL love shown in the sacramental forms.

U – UNION with the author of life through total surrender in form of man to make us divine.

U – URGE towards sincere sacramental familiarity.

M – MOMENTS of true and personal encounter with Christ in the liturgy through spiritual growth.

Therefore, the silence that shrouded the liturgy brings out in a most solemn way the spirituality that the mysteries represent. The spiritual cum liturgical quietude is governed by the Love intrinsic in Holy Thursday’s ...Hoc est corpus meum, quod pro vobis datur: Hoc facite in meam commemorationem...Hic est calix novum testamentum in sanguine meo, qui pro vobis fundetur Lk.22:19-20 and Keep watch, and pray that you will not fall into temptation. The spirit is willing but the flesh is weak-Vigilate et orate, ut non intretis in tentationem. Spiritus quidem promptus est, caro vero infirma Mk. 14:38. Therefore, the Liturgy of Holy Thursday which reminds us of the Chrism Mass and the Mass of the Last Supper, brings out the silent spirituality of:

 i) The silent breathing over the Oil of Chrism by the Bishop before the consecratory prayer.

ii) The silent prostration of the candidate for ordination.

iii) The silent imposition of hands on the head of an ordinand followed by an ordination prayer.

iv) The silent washing of feet of the twelve (12) Apostles in the Mass of the Last Supper Jn.13:1-17.

v) The silent dismissal of Mass without final blessing, with procession to the Altar of Repose.

vi) The silent denuding of the Altar after the Mass of the Last Supper.

vii) The silent adoration of Jesus Christ at the Altar of Repose liturgically re-presenting Jesus in the Garden of Gethsemane, who asked the Apostles why they could not watch for one hour in prayer. (cfr. Mk. 14:38)

Therefore, these sublimated and great silence observed in these different liturgical gestures is a tranquillity of sincere spiritual life inviting us all for the active participation of Christian life. Ipso facto, Holy Thursday is:

H – HOLY encounter with Christ through the Sacrament of Re-presentation.

O – OBSERVING attentively with silence prayer the mystery of divine service.

L – LETTING the mystery find a home in your heart.

Y – YEARNING towards sincere active participation in the sacerdotal service of Christ, who came not to be served but to serve.

T – TOTAL given of self or sacrifice towards love of neighbour shown in the washing of feet.

H – HAPPINESS in participating actively in the celebration of the Mystery of Love.

U – UNION with Christ always as not to be a betrayal at Gethsemane with a kiss.

R – RESISTING the worldly desire to act contradictorily towards our faith.

S – SURRENDER of ourselves as a positive response to our vocations.

D – DOING things with the intention of the eschatological values therein-the Beatific vision.

A – ARDENT faith in the sacramental life of the Church.

Y – YOU too are called in the vineyard so get prepared for this vocation.

Good Friday’s kenosis Phil.2:7-9 and Consummatum est- It is finished Jn.19:30 culminated the great silence of Christ, God-Man’s death on the cross at Golgotha. This deep spiritual silence is reenacted by the immediate prostration on reaching the foot of the Altar by the celebrants for the Good Friday Celebration of the Passion of Our Lord Jesus Christ for few minutes recalling Christ’s death; and standing the chief celebrant introduces the celebration with an Opening Prayer without the Sign of the Cross. It is also worthy to note that the prayerful and devotional silent covering of the crucifix on the Saturday preceding 5th Sunday of Lent and symbolic silent liturgical opening of the crucifix during the Celebration of the Passion of Our Lord Jesus Christ with the liturgical crescendo of musical  trio-echoing of Ecce lignum crucis in quo salus mundi pependit... Venite adoremus, loudly and concretely indicates to us the great aphorism of In hoc signo vincis, that in this sign of the Cross we are victorious with Christ having followed Him together in the Via Crucis from the Praetorium to Calvary (Golgotha), there he saved humanity and pardon all our sins objectively and in a sacramental form too thus; Iesus autem dicebat: Pater, dimitte illis; non enim sciunt quid faciunt-Father, forgive them for they do not know what they are doing Lk.23:34. Furthermore, The three hours of silence and darkness in the whole country was broken by about three o’clock by Jesus’ loud divine question-cry: Eli, Eli, lamma sabacthani? Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me? My God, My God. Why have You forsaken me? Mt.27:45-46; Mk.15:33-34. In spiritual life if we are left alone without the divine maternal care of Our Blessed Mother Mary, our silent meditation becomes arid and fruitless. In view of this, while still on the cross seeing the beloved disciple and his mother with other Mary, representing the Church, the Sacred Scripture said: Cum vidisset ergo Iesus matrem et discipulum stantem quem diligebat, dicit matri suae: Mulier, ecce filius tuus; deinde dicit discipulo: Ecce mater tua. Et ex illa hora accepit eam discipulus in sua-Jesus saw his mother and the disciple he loved standing there; so he said to his mother, Woman, behold your son, and to the disciple he said: Behold you mother, from that moment the disciple took her to live with her in his home Jn.19:26-27. Oh Our Blessed Mother Virgin Mary, pray for us who have recourse to you, Amen. Be it as it may then, in this salvific day, Good Friday calls to mind:

G – GOD is ever present among us even when we seem unconcerned.

O – OBEDIENCE of Christ brought us salvation.

O – OPENNES of Christ’s life is a great model to us who are his apostles, disciples and children.

D – DO to all what ordinarily you will love them do you Tobit 4:15.  

F – FASTING from sin is for our own spiritual good.

R – RESISTING from sin is the most excellent thing to be done by whoever that loves crucified Christ.

I – INSTITUTION of the Sacrament of Eternal or Infinite Love is evident in the Good Friday dramatic liturgy.

D – DEEP silent prayer ought to be experienced by all especially on this day.

A – ATTRACTION towards the suffering servant of Yahweh makes us to be drawn to Him as an example.

Y – YOU are not of the world though you are in the world.

These significance surrounding the Good Friday is clearly found in the Prophet Isaiah: He was treated harshly, but endured it humbly; he never said a word. Like a lamb about to be slaughtered, like a sheep about to be sheared, he never said a word 53:7.

Holy Saturday’s longest silence is broken by the Paschal or Easter Praeconium:  

Exsultet iam Angelica turba caelorum: exsultent divina mysteria: et pro tanti Regis victoria, tuba insonet salutaris.
Let the angelic choirs of Heaven now rejoice; let the divine Mysteries rejoice; and let the trumpet of salvation sound forth the victory of so great a King.
Gaudeat et tellus tantis irradiata fulgoribus: et aeterni Regis splendore illustrata, totius orbis se sentiat amisisse caliginem.
Let the earth also rejoice, made radiant by such splendor; and, enlightened with the brightness of the eternal King, let it know that the darkness of the whole world is scattered.

 By this Praeconium, the silent history of salvation is narrated and the Light of the world and King of kings rose triumphantly recalling once again the triumphant entrance into Jerusalem on Palm/Passion Sunday, but this time the Light dispelling the darkness of sin brings joy to the children of God and the world in general, rendering the devil powerless and upgrading Christians with spiritual fortitude.

Haec nox est, in qua primum patres nostros filios Israel eductos de Aegypto, mare Rubrum sicco vestigio transire fecisti.
This is the night in which Thou didst formerly cause our forefathers, the children of Israel, when brought out of Egypt, to pass through the Red Sea with dry foot.
Haec igitur nox est, quae peccatorum tenebras, columnae illuminatione purgavit.
This, therefore, is the night which dissipated the darkness of sinners by the light of the pillar.
Haec nox est, quae hodie per universum mundum, in Christo credentes, a vitiis saeculi, et caligine peccatorum segregatos, reddit gratiae, sociat sanctitati.
This is the night which at this time throughout the world restores to grace and unites in sanctity those that believe in Christ, and are separated from the vices of the world and the darkness of sinners.
Haec nox est, in qua destructus vinculis mortis, Christus ab inferis victor ascendit. Nihil enim nobis nasci profuit, nisi redimi profuisset.
This is the night in which, destroying the chains of death, Christ arose victorious from the grave. For it would have profited us nothing to have been born, unless redemption had also been bestowed upon us.

The darkness which was shrouded with mischievous silence is hereby turned into the clear brightness of silent beauty with heavenly aroma depicted with the symbolic Paschal candle.

O vere beata nox, quae sola meruit scire tempus et horam, in qua Christus ab inferis resurrexit! Haec nox est, de qua scriptum est: Et nox sicut dies illuminabitur: et nox illuminatio mea in deliciis meis.
O truly blessed night, which alone deserved to know the time and hour when Christ rose again from hell! This is the night of which it is written: And the night shall be as clear as the day; and the night is my light in my delights.
Huius igitur sanctificatio noctis fugat scelera, culpas lavat: et reddit innocentiam lapsis, et moestis laetitiam. Fugat odia, concordiam parat, et curvat imperia.
Therefore the hallowing of this night puts to flight all wickedness, cleanses sins, and restores innocence to the fallen, and gladness to the sorrowful. It drives forth hatreds, it prepares concord, and brings down haughtiness.
In huius igitur noctis gratia, suscipe, sancte Pater, incensi huius sacrificium vespertinum: quod tibi in hac Cerei oblatione solemni, per ministrorum manus de operibus apum, sacrosancta reddit Ecclesia.
Wherefore, in this sacred night, receive, O holy Father, the evening sacrifice of this incense, which holy Church renders to Thee by the hands of Thy ministers in the solemn offering of this wax candle, made out the work of bees.
Sed iam columnae huius praeconia novimus, quam in honorem Dei rutilans ignis accendit. Qui licet sit divisus in partes, mutuati tamen luminis detrimenta non novit. Alitur enim liquantibus ceris, quas in substantiam pretiosae huius lampadis, apis mater eduxit.
Now also we know the praises of this pillar, which the shining fire enkindles to the honor of God. Which fire, although divided into parts, suffers no loss from its light being borrowed. For it is nourished by the melting wax, which the mother bee produced for the substance of this precious light.
O vere beata nox, quae exspoiliavit Aegyptos, ditavit Hebraeos! Nox, in qua terrenis caelestia, humanis divina iunguntur.
O truly blessed night, which plundered the Egyptians and enriched the Hebrews! A night in which heavenly things are united to those of earth, and things divine to those which are of man.
Oramus ergo te, Domine: ut Cereus iste in honorem tui nominis consecratus, ad noctis huius caliginem destruendam, indeficiens perseveret. Et in odorem suavitatis acceptus, supernis luminaribus misceatur. Flammas eius lucifer matutinus inveniat. Ille, qui regressus ab inferis, humano generi serenus illuxit.
We beseech Thee, therefore, O Lord, that this wax candle hallowed in honor of Thy Name, may continue to burn to dissipate the darkness of this night. And being accepted as a sweet savor, may be united with the heavenly lights. Let the morning star find its flame alight. That star, I mean, which knows no setting. He Who returning from hell, serenely shone forth upon mankind.

From the mystery of the Paschal Vigil, one sees the involvement in the meaning of Holy Saturday thus:

H – HOLD firm the faith which makes us special as children of God.

O – OBTAIN the grace which God gives gratuitously by our going to Him.

L –LOVE God sincerely for through love He saved us all.

Y – YOU are obliged to remain with the Light of God.

S – SALVATION is for all, so work out yours with fear and trembling.

A – AVOID anything that takes you away from God.

T – TOUCH every life that you meet positively as to dispel the darkness of his or her life.

U – UPON the lives that seeks for light, help them to ignite the flame with love.

R – REMAIN always with truth for it will set you free.

D – DURING your life time, try to leave a spiritual legacy for the glory of God.

A -  ACCEPT other people in their limitedness or weakness and make them grow in virtues.

Y – YET, do not think that you have everything because if with your present condition you lack  Christ you are nothing.

In all these spiritual antidotes and antithesis we arrive at the last day of Triduum, breaking the magnum silentium with the Exsultet and three great Alleluia in a crescendo of sacred liturgical music.

Tuesday, 3 April 2012

HOLY WEEK SILENCE


SILENCE IN THE BIBLE A SPIRITUAL-LITURGICAL COMMITMENT FROM THE HOLY WEEK (NO. 1)

The betrayal kiss of Judas to Jesus was welcomed with humble silence by Jesus Christ, then He was arrested by the crowd armed with sword and clubs (cfr. Mk.14:43-52). In this situation and similar ones Jesus Christ remained silent (cfr. Mk.14:60-61a,65, even Peter’s denial vs.66-72; 15:3-5; Mt.26:69-75; 27:11-14) which ordinarily He would have said something. This is a Divine lesson which calls for Spiritual-Liturgical cognizance and profound reflections over our life and relationship with Him as God. Silence comes from the Latin word, silens- silentium, meaning to be still, quiet, or at rest. It may still mean: calm, peace, serenity, tranquility, poise, composure, noiselessness, hush, and solitude. Therefore, it is always good to stop and reflect over our lives personally or as a group for those who may find it extremely difficult to make a personal reflections of life or retreat throughout their life time as a way of prayer session that is directed by yourself as an individual. Spiritual silence entails alertness in the mind and heart so as not to sleep over the spiritual matters which governs the personality. If you are agile in silence you are able to overcome trials which creep into your spiritual-liturgical and moral life, for this will make the flesh to be fortified as not to succumb to the desires that draw us towards our weaknesses.

Christ calls us for consciousness of this silence and yet active in totality of life for He returned and found the three disciples asleep. He said to Peter, “Simon, are you asleep? Weren’t you able to stay awake for even one hour? And He said to them,Keep watch, and pray that you will not fall into temptation. The spirit is willing but the flesh is weak-Vigilate et orate, ut non intretis in tentationem. Spiritus quidem promptus est, caro vero infirma” Mk. 14: 37-38; Lk.22:46; Mt.26:40-46. In silence prayer we are able to meet or rather experience the presence of God in our lives as to say something to Him if not we remain without knowing what to say, this is evident here;  Then He came back to the disciples and found them asleep, they could not keep their eyes open. And they did not know what to say to Him... Mk.14:40-41.

The Holy Week ushers us into the Spiritual-Liturgical silence with Christ in the Garden of Gethsemane and a movement with Him to the Place of the skull- Calvary or Golgotha Mk.15:22; Jn.19:17. All the four Gospel account record that Jesus Christ was crucified at the Place of a Skull or The Skull Lk.23:32. The King James Version and New King James renders Skull in its Latin form Calvary in Luke 23:33. The Gospel of  Matthew, Mark and John tell us the name of the place where Jesus was crucified was Golgotha an Aramaic word translated into Greek as Place of a Skull, Greek: Cranion while Latin Calvariae and English cranium. The Aramaic word is taken from the Hebrew root or word that means, to roll which may denote the rolling shape of Golgotha that suggests a skull appearance. This place can as well show the spiritual quietness of the sepulcher or grave yard. Therefore, in this period the most greatest silence in the Bible shows itself in the Triduum. Be it as it may, we are reminded of these in Holy Week:

H – HOLINESS is the first thing ever that ought to preoccupy us all.

O – OBEDIENCE to God by keeping the commandments draws us near to God.

L – LEAVING the Will of God to surface prominently in our lives.

Y – YEARNING always for the deep sincere love of silent prayer.

W – WITH the constant following of Christ to the Cross we appreciate Him more in those who suffer unjustly from the hands of others.

E – EXPRESS an unconditional love to Him who is Love Himself, God-man.

E – EMPTY yourself for others in sincere silent life.

K – KNOW that Christ invites us all for the life of sacrifice for others. 

The reality of the Holy Week starts with the Palm or Passion Sunday celebration. It is Palm Sunday in the sense that the Triumphant entrance of Christ is welcomed by His Kingly nature whereby palms, olives branches and cloths are spread on the ground along the way in which He passes by with the donkey, a humble and laborious animal cfr. Mt.21:8-11, and people acclaiming His Sovereignty and saving nature by shouting Save us O Lord-Hosanna (acceperunt ramos palmarun et processerunt obviam ei et clamabant: Hosanna, benedictus qui venit in nomine Domini, re Israel)Jn.12:13 while as Passion Sunday, the Hosanna brings out the silent reality of His redeeming nature through scourges and suffering encountered; yet He was deeply SILENT as He accomplish his saving mission as a victim, oblation and gift pouring out His Blood, His Life, for our salvation on Calvary or Golgotha on the Cross; where He served and saved us as an Eternal and High Priest by His Love and Compassionate Words-Eucharistic Mk.14:24, Forgiveness Iesus autem dicebat vero: Pater, dimitte illis; non enim sciunt faciunt-Jesus said: Father forgive them for do not know what they are doing Lk.23:34 and eschatological promise – Et dixit illis Iesus: Amen, dico tibi, hodie mecum eris in Paradiso- Amen, I say unto you, today you will be with Me in Paradise Lk.23:43 to us all and symbolized also in the promise to the good thief. Breaking the great silence once again because everything s about to be realized as the Bible has it, Postea sciens Iesus quia omnia consummate sunt, ut consummaretur Scriptura, dixit: SITIO-Jesus knew that by now everything has been completed, and in order to make the Scripture come true, he said I AM THIRSTY Jn.19:28. The executioners gave him a cheap and sour wine Cum ergo accepisset Iesus acetum, dixit: Consummatum est. Et, inclinator capite, tradidit spiritum-Jesus therefore accepted and drank the wine and said: It is finished Jn.19:30 in great anguish he cried out and commended His Spirit to the Father, Et clamans voce magna Iesus ait: Pater, in manus tuas commendo spiritum meum-Father, into Your hands I commend my spirit Lk.23:46 this brought about the breaking of the temple’s curtain from top to hem Et ecce velum temple scissum est in duas partes a summon usque deorsum, et terra mota est, et petrae scissae sunt et monumenta aperta sunt, et multa corpra sanctorum qui dormierant surrexerunt-Then the curtain hanging in the Temple was torn in two from top to bottom. The earth shook, the rocks split apart, the graves broke open, and many of God’s people who had died were raised to life Mt.27:51 in silence spiritually and liturgically too.